Casette in legno come alloggi per i senzatetto. I progetti negli Stati Uniti

Dal Quixote Village di Olympia a Occupy Madison, negli Stati Uniti si moltiplicano i progetti per la creazione di veri e propri villaggi realizzati con casette in legno, considerati una possibile soluzione per dare un alloggio ai senzatetto.


Le chiamano Tiny Houses, e negli Stati Uniti da qualche anno si è sviluppato un vero e proprio movimento d'opinione che le ritiene una valida alternativa alle grandi abitazioni unifamiliari diffuse nel paese. Soprattutto in seguito ai disastri causati dall'uragano Katrina nel 2005 e ancor più in conseguenza della crisi finanziaria, sono sempre più numerose le persone che scelgono un modo di vita alternativo rispetto agli standard statunitensi, preferendo vivere in case molto più piccole, in genere costruite in legno e con una superficie inferiore a 35 mq, considerate uno degli strumenti per vivere in modo più sostenibile. 

Katrina cottage progettati da Marianne Cusato

(Uno dei Katrina Cottage, progettato da Marianne Cusato come alloggio emergenziale dopo l'uragano Katrina)

Utilizzate talvolta come alloggi emergenziali (i Katrina Cottage ne sono l'esempio più evidente), le casette in legno sono state recentemente proposte anche come soluzione abitativa per i senzatetto, ponendosi al centro di un interessante dibattito sulle politiche abitative e sulle modalità con le quali riuscire a garantire un alloggio a chi non ce l'ha. In alcune città sono nati veri e propri villaggi costituiti da casette in legno, chiamati generalmente "Tiny House Village", diventati piccole comunità cittadine. Il caso più noto di villaggi costruiti con casette realizzate per i senzatetto è certamente il Quixote Village di Olympia, diventato punto di riferimento per tutte quelle organizzazioni che stanno tentando di percorrere strade simili anche in altre città. 

Il Quixote Village

La storia del Quixote Village comincia sette anni fa in un parcheggio di Olympia, capitale dello stato di Washinton, dove nel febbraio 2007 un gruppo di senzatetto diede inizio a una protesta contro un'ordinanza cittadina che vietava alle persone di sedersi o sdraiarsi nelle vicinanze degli edifici del centro. Dopo gli sgomberi dei dimostranti effettuati dalla polizia, i senzatetto hanno ricevuto accoglienza da parte di un'associazione umanitaria religiosa (la Olympia Unitarian Universalist Congregation), che ha offerto loro un rifugio temporaneo su una terra di sua proprietà. Da quel momento, grazie all'aiuto di volontari e di molte chiese locali, che a turno hanno offerto spazi ai senzatetto dove poter alloggiare, il Camp Quixote – questo il nome del gruppo di dimostranti – ogni 90 giorni spostava il proprio accampamento smontando e rimontando gli alloggi lì dove i senzatetto ricevevano temporanea accoglienza. Nel frattempo le associazioni religiose e i volontari che hanno contribuito a dare un aiuto ai senzatetto di Olympia hanno fondato l'associazione no profit Panza, chiamata così in onore dello scudiero di Don Chisciotte nel celebre romanzo di Cervantes, Sancho Panza.

Il progetto del Quixote Village, il villaggio di casette per senzatetto di Olympia, Washington

(Il progetto del Quixote Village, il villaggio di casette per senzatetto di Olympia, Washington)

Si deve a questa associazione e alla sua collaborazione con la cittadinanza, con le autorità cittadine e con la polizia, la realizzazione di quello che sarebbe diventato il Quixote Village, un vero e proprio villaggio composto da trenta casette in legno nel quale oggi i senzatetto hanno trovato un alloggio permanente

Le casette in legno del Quixote Village

(Le casette in legno del Quixote Village. Fonte immagine)

Le casette del Quixote Village sono piccoli cottage in legno, di superficie di poco superiore a 13 metri quadri, con una piccola veranda esterna, posizionati su un terreno di proprietà della contea. Il villaggio ha aperto lo scorso dicembre, subito prima di Natale e oggi ospita 29 ex senzatetto, i quali hanno creato una vera e propria comunità autogestita, condividendo regole, spazi comuni, servizi e momenti di incontro settimanali tra tutti i residenti del villaggio. Considerati i costi per la realizzazione e la gestione dell'intero campo, e grazie anche ai vari finanziamenti e contributi privati ricevuti dall'associazione, il costo medio per ogni abitazione è stato di 88 mila dollari.

Altri progetti 

Il Quixote Village non è l'unico esempio di villaggio di casette destinato ad alloggiare chi non ha una casa e non può permettersi di pagare un affitto. Alla fine dello scorso gennaio un altro villaggio simile – chiamato Second Wind Cottages e composto per il momento da sei casette in legno - è stato aperto a Newfield, vicino Ithaca, nello stato di New York. In altre città le associazioni no profit che si occupano di fornire aiuti ai senzatetto stanno tentando di intraprendere strade simili, intrecciandosi anche con movimenti di più ampia dimensione, come il movimento Occupy. È il caso di Occupy Madison Inc, un'associazione di Madison (Wisconsin) nata in seno al movimento Occupy Wall Street che si occupa di offrire tutela legale ai senzatetto e che sta lavorando da molto tempo nella ricerca di una soluzione per fornire loro alloggi sicuri.

I lavori di costruzione delle casette in legno per i senzatetto di Occypy Madison

(Una delle casette in legno su ruote di Occupy Madison. Fonte immagine)

Dopo molti mesi di discussione con la cittadinanza e le autorità locali, l'associazione ha ricevuto pochi giorni fa l'autorizzazione per posizionare il proprio quartier generale in una ex officina automobilistica dismessa, dove i volontari hanno già cominciato a lavorare alla costruzione degli alloggi, prevedendo la realizzazione di nove casette in legno su ruote da posizionare per il momento nel terreno adiacente all'ex officina.  

Pro e contro. Il dibattito è aperto

In tutte le città nelle quali sono sorti o stanno per sorgere villaggi di casette destinati ai senzatetto il dibattito tra la cittadinanza sull'opportunità o meno di adottare questa soluzione per dare un alloggio ai senzatetto è aperto. Non in tutte le città degli Stati Uniti è legalmente consentito abitare in case così piccole. Ma la questione della grandezza di queste abitazioni è solo uno dei problemi da affrontare. Non tutti i cittadini sono concordi sulla realizzazione di villaggi di casette destinati ai senzatetto. Tra i problemi principali segnalati da chi si oppone a questa soluzione vi è la paura di un aumento del tasso di criminalità, nonché la possibilità di un'eventuale diminuzione del valore delle proprie abitazioni.

Per contro, questa soluzione presenta numerosi aspetti positivi. I sostenitori dei villaggi di casette sottolineano, ad esempio, l'economicità di questi alloggi rispetto al costo necessario alla costruzione di appartamenti tradizionali. Tra gli altri motivi sollevati a sostegno di queste iniziative, le organizzazioni evidenziano quanto sia economicamente conveniente per le città e per l'intero paese dare una casa a chi non ce l'ha, sia in termini di abbassamento della criminalità, sia in termini di diminuzione dei costi sanitari. Va tenuto presente, poi, che la costruzione di questi villaggi spesso coinvolge volontari appartenenti alla comunità cittadina, che operano sia mediante la raccolta di fondi, sia materialmente nella costruzione delle case, contribuendo a solidificare i rapporti tra le persone della comunità. Inoltre, tali villaggi prevedono anche la condivisione di spazi comuni e lo svolgimento di attività collettive tra i residenti, contribuendo a creare o ad alimentare meccanismi di solidarietà tra chi condivide una medesima condizione. 

In definitiva, questi villaggi possono costituire un'opportunità per chi è in difficoltà, rappresentando non solo la possibilità di avere un tetto sotto il quale dormire, ma anche un luogo di condivisione di spazi ed esperienze, un'occasione per ricominciare una nuova vita. Purché gli organi di governo cittadino, le associazioni no profit che meritoriamente lavorano nella costruzione e nella gestione di queste abitazioni, e gli stessi residenti operino per scongiurare ogni eventualità di ghettizzazione.

Autore

Dott.ssa Serena Casu

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