Bioedilizia e Sick Building Syndrome
Alcuni disturbi fisici e psichici come nausea, reazioni cutanee, cefalee e così via, possono essere legate alle condizioni malsane dell'edificio. Si tratta della Sindrome da edificio malsano, o Sick Building Syndrome.
Oltre alla necessità di fornire un contributo al cambiamento del modello di sviluppo dominante, l'importanza della realizzazione di edifici ecologici è legata anche ad un'altra questione, che interessa da vicino la vita delle persone che fruiscono di quegli edifici in quanto luoghi di abitazione o di lavoro. Si tratta di un problema di tipo "sanitario", o comunque legato alla salute delle persone e alla loro qualità della vita. Fin dal 1983 l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha riconosciuto l'esistenza di una Sindrome da edificio malsano, o Sick Building Syndrome, strettamente collegata alla tipologia di edifici costruita prevalentemente nel secolo scorso e alla presenza di quello che viene definito inquinamento indoor. Sick Building Syndrome è, quindi, un termine utilizzato «per indicare le sintomatologie, fisiche e psicologiche - soprattutto reazioni cutanee, cefalea, nausea, irritazioni oculari e delle vie aeree, affaticamento, irritabilità, vertigini – legate alle condizioni dell'edificio» [1].
Si tratta, quindi, di un termine che racchiude tutta una serie di disturbi fisici e psichici le cui cause sono immediatamente riconducibili alla tipologia di costruzioni e al loro essere "edifici malsani". Si parla di edifici malsani quando sono presenti alcune condizioni per cui ci si trova a contatto di agenti inquinanti che si sviluppano all'interno di un edificio, i quali danno luogo ad un "inquinamento indoor" dovuto a gas, polveri, fibre, microbi, muffe e agenti chimici, e portatore di sintomi e patologie. [2] Tra le condizioni che favoriscono lo sviluppo di questi disturbi abbiamo, in primo luogo, le emanazioni provenienti da alcuni materiali in uso nelle costruzioni moderne: isolanti artificiali, vernici, laccature diluenti, impregnanti, rivestimenti sintetici e così via. A questo va aggiunta la generica scarsa ventilazione degli stessi edifici, la presenza di fumi, l'eccessiva illuminazione, l'aria secca, l'utilizzo di deodoranti per il corpo e per l'ambiente, l'utilizzo sempre crescente di videoterminali, computer, elettrodomestici e quant'altro. Secondo l'OMS, circa il 40% dei materiali utilizzati nel settore edilizio è potenzialmente aggressivo. [3]
[1] Walter Pedrotti, Il libro completo della bioedilizia, Giunti, Firenze, 2007
[2] Uwe Wienke, Manuale di bioedilizia, DEI, 2008
[3] Walter Pedrotti, p. 10
Autore
Dott.ssa Serena Casu



















