La casa verde CO2: il nuovo Polo produttivo italiano della bioedilizia
Il nuoco POlo produttivo della Bioedilizia made in Italy è stato progettato dall'imprenditrice sarda Daniela Ducato. 72 aziende partecipano a questa iniziativa per ricavare dagli scarti agroalimentari, materiali per un'edilizia ecosostenibile.
Dove vanno a finire tutti i rifiuti alimentari che giornalmente sono destinati allo scarto? Sicuramente nell'immondizia, ma nessuno sa che, invece, tanti altri impieghi potrebbero saltar fuori se solo si aguzzasse l'ingegno e si pensasse al rispetto dell'ambiente. La bioedilizia ha tanto da raccontare e quando si incontra con l'agricoltura, entrambe stipulano patti a favore di un mondo sempre più ecosostenibile.
Datemi uno scarto agroalimentare e vi costruirò una casa, più o meno sarà stato questo il pensiero della giovane e tenace imprenditrice sarda, Daniela Ducato, che ha avuto il merito di sviluppare un'ammirevole e innovativa iniziativa, capace di far nascere, in Italia, il primo Polo produttivo della Bioedilizia, chiamato Casa verde CO2.0.

(Daniela Ducato, imprenditrice e ricercatrice sarda - Photo by totusinpari.blog.tiscali.it)
«Se tutti costruissimo case con tinte vegetali o ci vestissimo con fibre vegetali coltivate appositamente per questo ci vorrebbero quattro pianeti per farlo. Se invece recuperiamo le eccedenze, allora sì che possiamo ricoprire tutta la richiesta di materiale edile naturale, non solo italiano ma anche di altre nazioni. In Italia abbiamo un'agricoltura straordinariamente ricca e produciamo tantissimo spreco. Usiamolo».
UNA FILIERA INTELLIGENTE
Il progetto prende vita grazie all'impegno di Edilana, prima azienda in Europa nella produzione di materiali termoisolanti naturali realizzati con pura lana di pecora sarda. Nel 2011, il progetto Casa Verde CO2.0 ha potuto realizzarsi grazie all'adesione di una prima filiera che ha coinvolto imprenditori e produttori locali sardi e poi di altre aziende su tutto il territorio nazionale.
Settantadue aziende, delle quali quarantadue si trovano in Sardegna, la restante parte in tutto il territorio italiano, sono coinvolte in questo progetto, vincitore, talaltro, del premio SIF 2012 - Sustainability International Forum. L'obiettivo principale dell'iniziativa è la produzione di 400 tipologie di materiali per l'edilizia, partendo dagli scarti provenienti dal comparto agro-alimentare.

(Gli scarti dell'ecosistema costituiscono risorse rinnovabili per la nostra società)
Come la stessa Ducato riassume «Realizzando prodotti con le eccedenze delle lavorazioni del latte, del miele, della lana, si trasformano rifiuti speciali in risorse speciali. Con questo lavoro noi custodiamo la biodiversità animale, vegetale, ma salvaguardiamo soprattutto la biodiversità dell'intelligenza. Senza, non si riesce a trasformare uno scarto della lavorazione del formaggio in un'ottima pittura o in un altro dei nostri prodotti che hanno vinto premi come quello all'innovazione amica dell'ambiente, il premio Ecomondo e molti altri» e ancora «produrre una vernice con vinaccia di Nero d'Avola siciliano o con un Cannonau non vuol dire solo recuperare il rifiuto di un'azienda vitivinicola o un sale di tartaro, che hanno il loro costo ambientale ed economico, ma vuol dire anche raccontare l'Italia, descriverne i colori, l'agricoltura, riutilizzare i vocaboli della cultura contadina nel linguaggio dell'architettura. Non per fare case di campagna, ma per creare edifici, anche molto tecnologici e moderni, adatti a tutti i contesti».
GLI OBIETTIVI DEL POLO PRODUTTIVO DELLA BIOEDILIZIA
Il progetto, grazie alla rete di adesioni sviluppata tra le aziende partecipanti, permette di condividere esperienza e conoscenze, al fine di stipulare accordi e contatti tra di esse, con l'intento di far confluire tutti gli scarti agro-alimentare prodotti, direttamente nei laboratori e nelle aziende del Polo, così da essere trasformati in nuovi materiali edili.
Gli scarti di carciofo, ad esempio, vengono riadoperati e utilizzati come legante o colorante, un grande risultato rispetto alle perdite precedenti, come la stessa Ducato afferma «qui vicino abbiamo campi di carciofi. Di un carciofo di 200 grammi mangiamo circa 30 grammi, perché togliamo la parte non edibile. Quel tipo di spreco non lo consideriamo e lo chiamiamo scarto. Perché? Quando noi chiamiamo qualcosa in questo modo, in pratica la stiamo già pregiudicando. È possibile che la natura ci abbia messo tanto tempo per arrivare a quell'ortaggio e noi ne buttiamo l'80%? Quel che resta del carciofo ha diversi utilizzi. […] E poi ci sono le sottolavorazioni del formaggio, i liquidi residuali come il siero, il cui smaltimento crea grandissimi problemi. Noi, le utilizziamo per creare leganti straordinari che ci aiutano a valorizzare terre, terre crude, argille, grassello di calce senza usare additivi chimici. Creando prodotti che non hanno nulla da invidiare a quelli convenzionali» . Ciò permette di ridurre lo spreco e non di non togliere spazio prezioso all'agricoltura.

(Scarti agroalimentari)
I materiali prodotti all'interno del Polo sono impiegabili, non solo nel settore edilizio, ma vengono adoperati anche per la costruzione di complementi d'arredo, nel settore nautico, aeronautico e nell'ambito dell'impiantistica industriale. Inoltre, essi non necessitano l'impiego di derivati del petrolio, dunque, oltre ad essere un toccasana per l'ambiente, azzerano anche il costo energetico.
Oggigiorno, nel distretto vengono riutilizzati e trasformati circa 100 tipi di avanzi alimentari provenienti dal settore agricolo, spiega Daniela Ducato, «quello che è eccedenza dell'uno, diventa risorsa dell'altro, ma soprattutto la cosa più importante è che scambiamo ricerche e studi. Con una piattaforma condivisa mettiamo a disposizione le nostre competenze per colmare le lacune reciproche. Questo ci porta a risparmiare anche molto denaro. Condividendo le ricerche ne guadagna l'economia, ma soprattutto ne guadagna la relazione».
Autore
Dott.ssa Sara Tomasello














