Scegliere materiali bioecologici: il ciclo di vita

Per valutare quali materiali siano più ecologici di altri, il primo passo da compiere è considerarne l'intero ciclo di vita, dall'estrazione fino alla rimozione e allo smaltimento, preferendo quelli a minore impatto.


La direttiva 1989/106 della Comunità Europea indica quali sono i requisiti fondamentali che i materiali devono avere per poter circolare liberamente in territorio comunitario e per poter, quindi, essere impiegati nel settore edilizio. Tale direttiva è rimasta in vigore fino all'aprile 2011, quando è stata parzialmente sostituita dal Regolamento europeo dei Prodotti di Costruzione (CPR). Solo dal luglio 2013 il CPR sostituirà completamente la direttiva, la quale oggi rimane comunque parzialmente in vigore. [1]

Affinché i materiali, oltre ad essere accettati dalle direttive comunitarie, siano anche considerati preferibili dal punto di vista ecologico, è necessario che abbiano alcune caratteristiche relative alla provenienza, ai consumi energetici, alle modalità di utilizzo e ai potenziali danni che possono arrecare alla salute delle persone e all'ambiente in genere. Nella scelta dei materiali, quindi, è opportuno preferire innanzitutto quelli provenienti direttamente dalla natura, che siano preferibilmente igroscopici, traspiranti e antistatici [2].

Tra i diversi materiali a disposizione, inoltre, bisognerebbe preferire quelli che presentano una maggior durata di utilizzo, un minor dispendio di energia relativa alla loro estrazione, al trasporto, alla vera e propria produzione e al loro smaltimento alla fine del proprio ciclo di vita. Da punto di vista prettamente sanitario, è preferibile escludere o limitare al minimo i materiali che vengono definiti "problematici", cioè quei materiali che causano o possono causare inquinamenti di vario tipo, come emissioni solide, liquide e gassose a carattere nocivo o velenoso. Tuttavia, il lato sanitario, per quanto importante, non è l'unico da tenere in considerazione se si vuole fare una scelta di tipo ecologico. Per valutare quali sono i materiali il cui utilizzo comporta il minor impatto ambientale possibile è necessario, infatti, considerare tutte le fasi del loro ciclo di vita. Il ciclo di vita di un materiale è generalmente suddiviso in cinque fasi:

  • estrazione delle materie prime;
  • produzione;
  • lavorazione e messa in opera;
  • permanenza nell'edificio e manutenzione o sostituzione;
  • rimozione, demolizione, smaltimento e riciclaggio [3]

Affinché un materiale sia considerato rispondente ai parametri bioecologici, dunque, è opportuno non solo che il loro utilizzo non comporti danni per le persone impegnate nella sua lavorazione, per l'ambiente e per chi dimorerà nell'edificio al quale sono destinati, ma anche che durante tutte e cinque le fasi del ciclo di vita si richieda il minor dispendio possibile di energia.

[1http://it.wikipedia.org/wiki/Direttiva_CEE_89/106_sui_prodotti_da_costruzione

[2] Maurizio Corrado, La casa ecologica. Manuale di bioedilizia, De Vecchi Editore, Milano, 1997

[3] Uwe Wienke, Manuale di bioedilizia, DEI, 2008

Autore

Dott.ssa Serena Casu

A cura della Dott.ssa Serena Casu

Appassionata e attenta conoscitrice di tematiche ambientali, modalità costruttive alternative ed eco-compatibili, sistemi di costruzione ecologica e metodi alternativi per la produzione di energia.

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