Un cubo di ghiaccio come rifugio di montagna

Lo studio Atelier 8000 ha ideato e realizzato un rifugio di montagna dalla forma di un cubo di ghiaccio. Rivestito di metallo, vetro e pannelli fotovoltaici, rappresenta una novità assoluta nell'ambito della bioedilizia e un'evoluzione delle tecnologie attive e passive.


Le moderne opere di architettura, in particolare quelle appartenenti alla bioedilizia, sembrano sempre più orientate a sfidare le leggi della fisica e a concretizzare in edifici stupefacenti la visionaria immaginazione degli architetti. Il rifugio in via di realizzazione ad High Tatras, una catena montuosa sita al confine tra la Slovacchia e la Polonia, è una di queste.

Progettata dallo studio Atelier 8000, la struttura si presenta di forma cubica e in una posizione inusuale. Poggia, infatti, su uno dei suoi vertici, mentre il resto di essa rimane sollevata da terra, a creare una sorta di scultura in equilibrio su se stessa, come se fosse l'opera di un artista all'avanguardia. In perfetta armonia al paesaggio circostante, arriva quasi a confondersi alla montagna, alle cime che si ergono alle sue spalle. La scelta di conferire all'edificio un aspetto così particolare, fuori dal comune, trasmette, in chi lo vede per la prima volta, l'impressione di un pezzo di ghiaccio arrivato lì in modo del tutto casuale.

Il cubo di ghiaccio posa su un vertice

(Il rifugio poggia su un vertice)

Pensato secondo moderni di standard di sostenibilità, il cubo vanta una struttura in legno di larice lamellare. Le facciate sono ricoperte da pannelli di alluminio prefabbricati delle dimensioni 1x1 metro, allo scopo di semplificare e velocizzare il trasporto dall'impresa produttrice al cantiere. Essi sono alternati a pannelli fotovoltaici e di vetro. L'idea degli architetti è stata quella di creare una superficie chiara e lucente, in grado di riprodurre i giochi di luce tipici di un ghiacciaio o di un lago di montagna. Dunque, la struttura vuole replicare alcune peculiarità tipiche della natura.

Il rifugio sembra un cubo di ghiaccio arrivato casualmente sulla montagna

(Il rifugio sembra un cubo di ghiaccio arrivato casualmente sulla montagna)

In base a quanto dichiarato dal team, inoltre, l'orientamento particolare attribuito all'edificio rende tre dei suoi lati visibili da qualsiasi punto lungo il perimetro. Non solo, il rivestimento descritto sopra, una vera e propria griglia quadrata, è studiata appositamente per assorbire la maggiore quantità di energia solare, andando così a limitare l'impatto ambientale del fabbricato che risulta, di conseguenza, ecofriendly e off grid, ossia staccato dalla rete elettrica nazionale. Una scelta, questa, necessaria, dettata dalla posizione remota del cubo e difficile da raggiungere dagli impianti di fornitura elettrica tradizionale.

Una suggestiva immagine del rifugio

(Una suggestiva immagine del rifugio)

Al fine di rendere la struttura autosufficiente dal punto di vista energetico, i progettisti l'hanno anche dotata di collettori solari posizionati sul tetto e di batterie per l'accumulo di energia da utilizzare in un secondo momento. In aggiunta, sono stati inseriti un impianto per il trattamento delle acque reflue, uno per la raccolta dell'acqua piovana, un sistema per il recupero del calore e un generatore alimentato da bio-carburante.

A questo punto si può dire che il cubo, a livello di produzione e consumo energetico, funziona secondo i principi della Passive House. In tal senso, il massimo rendimento dell'energia solare deriva dalla sua forma e dall'orientamento a sud-est delle facciate, raggiunte in maniera diretta dai raggi del sole.

L'interno del rifugio tutto rivestito di legno

(L'interno del rifugio rivestito tutto di legno)

Il rifugio ospita escursionisti, turisti e altri visitatori impegnati nell'attività del trekking e si sviluppa su cinque piani. Nel seminterrato, sono collocati i locali tecnici, mentre nei tre livelli superiori si trovano la cucina, il soggiorno, le camere da letto, i bagni e le altre aree di incontro e condivisione, dove gli ospiti possono rilassarsi o comunicare gli uni con gli altri. Vi sono anche un ristorante, un garage per le motoslitte e un deposito per gli sci.

Gli interni, a discapito di quanto si potrebbe immaginare vedendo la forma moderna dell'edificio, sono accoglienti e caldi. Le pareti, rivestite tutte di legno, conferiscono al tutto un'atmosfera familiare, molto simile a quella che si troverebbe in una tradizionale baita di montagna. Le finestre, posizionate in punti strategici, e la posizione della struttura, permettono a ogni ambiente di essere raggiunto dalla luce naturale, limitando il ricorso a quella artificiale solo nelle ore notturne e durante i giorni di tempo brutto.

Una delle camere da letto

(Una delle camere da letto)

Il cubo, in ultima analisi, è un'opera futuristica, l'evoluzione dei rifugi di montagna conosciuti fino a questo momento e la promessa di una diffusione capillare di progetti ecosostenibili per un modo di vita green e integrato alla natura.

Fonti
Dezeen Magazine
Architettura Ecosostenibile
Gizmag
Archdaily

Foto
Dezeen Magazine

Autore

Dott.ssa Elisabetta Rossi

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