House boat: stile e comfort sulle case galleggianti
Tradizione consolidata nei paesi del nord Europa, la house boat si sta rivelando la soluzione abitativa ideale per coloro che, svincolandosi dai rigidi schemi della vita condominiale, assecondano il proprio desiderio di libertà.
Sarà l'approssimarsi della bella stagione o il desiderio sempre più intenso di fuga dal caos metropolitano, ma chi non si sente attratto dall'idea di poter trascorrere qualche giorno (o forse più, in prospettiva di un cambiamento radicale del proprio stile di vita!) circondato dalla calma liquida dell'acqua? Esperienza molto comune tra i cittadini dello stato olandese, dove tra l'altro il turismo navigabile è molto diffuso e dove si ha modo di assaporare, in qualità di viaggiatori, il gusto della vita galleggiante, la house boat (o più semplicemente casa battello) potrebbe rivelarsi la soluzione ideale per coloro che intendano soddisfare, senza ricorrere a scelte estreme, il desiderio di una vita all'insegna della libertà.
Entusiasti di questo originale sistema abitativo sembrano essere, in tempi recentissimi, gli inglesi: l'ultimissimo trend londinese, infatti, sembra essere proprio la vita sulle acque del Tamigi.

Sicuramente affascinato da un ideale romantico di vita anticonformista, chi sceglie la house boat concilia un'esigenza di indipendenza pur stando vicino al centro città. Diffuse in America e in Europa, è soprattutto nei paesi settentrionali di quest'ultimo continente che sta prendendo piede l'idea di sviluppo delle aree portuali dismesse, destinate ad ospitare dei suggestivi villaggi galleggianti. Ne è un esempio il caso di Edimburgo. Qui la EcoBuild, società architettonica green, ha proposto per la città scozzese la realizzazione di un progetto fortemente innovativo e non privo di fascino: la riqualificazione dell'area portuale della capitale attraverso la formazione di un intero quartiere di case galleggianti. Il ripristino ed il miglioramento dell'area urbana passa attraverso la creazione di un villaggio ecosostenibile ed autonomo sotto il profilo energetico, per questo si doterà ciascuna casa battello di un impianto fotovoltaico, di un sistema di raccolta di acqua piovana e di pompe di calore atte al riscaldamento interno delle abitazioni.

La preferenza per siffatta soluzione, infatti, non tragga in inganno: nessuna rinuncia ai comfort della vita moderna. Se fino a qualche anno fa trionfava il classico modello, negli ultimissimi tempi la casa galleggiante è frutto dell'estro creativo di ingegneri ed architetti che mettono a sistema, rispondendo alle esigenze di sostenibilità, praticità e sicurezza, strutture moderne in grado di "dialogare" con il contesto circostante. Anche il Made in Italy, adeguandosi alle nuove tendenze, è attivo nella produzione di sistemi altamente qualificati. L'italiana Otto di F. & C. Miotto (http://www.gmiotto.it/otto-sistemi-galleggianti) si distingue per la produzione di moduli galleggianti in POLYETHYLENE HDPE 56020 S della TOTAL, materiale che si è dimostrato efficace e resistente a temperature che superano gli 80° e inferiori ai 60° centigradi e che ha dimostrato un'ottima adattabilità alla salinità ed all'acidità dell'acqua di mare. Tali moduli galleggianti, pertanto, si prestano per la realizzazione di zattere, ideali come piattaforme per le case battello. I moduli, riutilizzabili e rimovibili (per cui scarsamente impattanti), possono essere assemblati secondo le esigenze.
L'unione dei singoli elementi avviene per mezzo di un perno che collega i blocchi tra di loro fino a formare una sorta di isola galleggiante, capace di seguire il movimento ondoso dell'acqua. La rapidità di messa in opera contribuisce all'abbattimento dei tempi, e di conseguenza dei costi, di installazione dei moduli che, in virtù delle loro caratteristiche tecniche si prestano ai vari utilizzi: realizzazione di pontili, piattaforme (lavorative e/o ricreative), basi di impianti fotovoltaici galleggianti, passerelle, barriere protettive, piscine galleggianti, zattere.
Ecco un'immagine rappresentativa del prodotto in questione:

Damiana Perrella
pubblicato il 17 Febbraio 2014


