Falatow Jogiyaso: l'orfanotrofio ecosostenibile di Mali
Lo studio F8 Architecture ha realizzato a Mali l'orfanotrofio Falatow Jogiyaso, costruito secondo precisi criteri di sostenibilità. La struttura interamente autosufficiente energeticamente, offre ad adulti e bambini comfort e riparo dalle difficili condizioni climatiche esterne.
A Mali, nel comune di Dialakoroba, lo studio F8 Architecture, ha realizzato l'orfanotrofio Falatow Jogiyaso ecosostenibile e completamente autosufficiente dal punto di vista energetico. Una scelta necessaria anche per il luogo impervio del sito.
L'edificio comprende servizi igienici, un'infermeria, diversi uffici amministrativi, aree giochi, camere per i piccoli ospiti, due aule, una cucina, una sala da pranzo e una sala computer. Dunque, è una struttura all'avanguardia che riesce ad accogliere tra le sue mura sia il personale specializzato che i bambini stessi, i quali vengono allevati in un fabbricato in grado di garantire il massimo comfort abitativo, essendo pensato appositamente per adattarsi e contrastare le difficili condizioni atmosferiche della regione.
(Panoramica esterna della struttura)
Il progetto trae spunto e segue i principi dell'architettura di Mali (anche dal punto di vista del design) uniti a quelli contemporanei. Abbiamo, quindi, una struttura organizzata in una serie di blocchi sviluppati intorno ad un grande e arieggiato cortile centrale. Ogni blocco ospita una determinata zona, uno spazio preposto a una certa attività. Sulla parte superiore si trovano le terrazze coperte che diventano aree dove bambini e personale possono trascorrere del tempo rilassandosi e godendo del panorama protetti dal sole o dalla pioggia.
In relazione alle condizioni climatiche, gli architetti hanno pianificato un edificio che non solo sfrutta le energie pulite ma non si avvale neanche di impianti di aria condizionata. La tenuta termica delle stanze è garantita dai materiali impiegati e dai rivestimenti ispirati a tecniche sub-sahariane.
(Il cortile intorno al quale sono organizzati i blocchi dell'edificio)
Più nello specifico, la costruzione Falatow Jogiyaso si basa su tre principi fondamentali:
- ridurre l'assorbimento del calore, causato dalla violenta irradiazione solare tipica della zona. Per raggiungere questo scopo, l'edificio ha un "doppio tetto", ovvero quello delle palazzine e quello delle terrazze. In questo modo, viene contrastata con efficacia l'azione del sole, in particolare durante l'estate. La tettoia, in aggiunta, essendo sporgente, offre protezione dal caldo anche alle facciate;
- migliorare la massa termica delle mura. Quest'obbiettivo è stato ottenuto sfruttando un metodo di lavoro e materiali tipici del luogo. Le pareti, infatti, sono formate da blocchi di cemento a forma di "H", le cui cavità interne sono colmate da un composto di fango e bucce di grano, conosciuto come "banco". Tale prodotto ha delle ottime qualità termiche. Invece, le superfici più esposte al sole presentano un rivestimento in gabbione, caratterizzato dall'impiego di pietre e ciottoli e da uno spessore di circa 50 cm. Ciò ottimizza ancora di più la tenuta termica della struttura;
- usufruire della ventilazione naturale. Il modo in cui è stato concepito l'intero edificio, fa sì che ogni singolo volume abbia un'ottima circolazione d'aria. Di conseguenza il fabbricato è sottoposto a un raffrescamento costante e le temperature per i suoi occupanti sono sempre ideali.
Le caratteristiche sopra esposte si sono rivelate talmente efficienti da generare una differenza termica tra l'interno e l'esterno di ben 20° C.
(Uno spazio della terrazza adibito all'insegnamento)
Dal punto di vista energetico, l'elettricità proviene dai pannelli fotovoltaici situati sulle tettoie e sufficienti a coprire i fabbisogni dell'intero orfanotrofio.
A completare l'indipendenza della struttura, interviene il trattamento delle acque reflue. Queste ultime sono raccolte e sottoposte a un processo di purificazione biologico, in quanto si avvale dell'ausilio di batteri anaerobici. Una parte dell'acqua filtrata finisce in un laghetto dedicato all'allevamento ittico, quella restante, invece, è impiegata per irrigare l'orto.
In virtù di una simile progettazione, i costi di gestione e di mantenimento dell'orfanotrofio sono bassi. L'edificio, in ultima analisi, può essere considerato un luogo di aggregazione e insegnamento.
Fonti
Architettura ecosostenibile
Archilovers
F8 Architecture
Foto
archicaine
Autore
Dott.ssa Elisabetta Rossi



