L'abitazione tra Ottocento e Novecento
Con la Rovoluzione Industriale l'aspetto delle città si modifica ulteriormente. Aumenta il proletariato urbano e si formano i tipici quartieri popolari intorno alle fabbriche. Nel Novecento la popolazione urbana aumenta in modo esponenziale e nascono le cosiddette città-satellite.
L'Ottocento - Le condizioni abitative del ceto popolare non migliorano nemmeno nell'Ottocento. E' questo il secolo della Rivoluzione Industriale, che cambia notevolmente il volto delle città determinando il rapido aumento del proletariato cittadino. Le industrie, prima localizzate in campagna, si spostano nei pressi delle miniere di carbone, mentre i traffici avvengono mediante le ferrovie. È qui che sorgono le case per gli operai, alloggi realizzati lungo le linee ferroviarie, vicino alle miniere oppure intorno alle grandi fabbriche. Questi quartieri (i cui tipici esempi sono gli slum inglesi o le banlieu francesi) sorgono spesso negli spazi lasciati liberi dalle fabbriche, su terreni pieni di ceneri e rottami, o lungo i corsi dei fiumi inquinati dagli scarichi delle fabbriche. L'aria è irrespirabile, gli alloggi sono fatiscenti e sempre più piccoli. La speculazione edilizia si incrementa sempre di più occupando qualsiasi posto disponibile. Solo nella seconda metà dell'Ottocento si hanno i primi esperimenti di edilizia popolare, sovvenzionata o dallo Stato o da imprenditori privati. Per contro, i quartieri borghesi sono migliori dal punto di vista igienico-sanitario e le abitazioni – per quanto spesso arredate con dubbio gusto – sono spesso dimore sontuose con giardini sul retro, se sorgono in città, oppure ville lussuosissime, se sorgono in periferia.

(Relais, Villa ottocentesca oggi sede di un agriturismo - da Chiantiferie.net)
Il Novecento è il secolo in cui prosegue e si acuisce la crescita esponenziale delle grandi città, dovuta al massiccio spostamento della popolazione dalle campagne ai centri urbani, che raggiungono spesso cifre altissime nel numero di abitanti. Il Novecento è anche il secolo in cui si impone prepotente l'uso del cemento armato, il quale, consentendo una costruzione in tempi rapidi, diventa principale materiale di costruzione degli edifici, contribuendo alla loro standardizzazione, ma anche all'aumento della salubrità degli edifici indipendentemente dalle classi sociali.
L'eccessiva crescita della popolazione cittadina comporta la nascita di città-satellite, cioè città industriali di limitata dimensione (50-70 mila abitanti) dotate di attrezzature e servizi. In seguito alla Seconda Guerra mondiale, in Italia la crescita delle città è stata gestita senza piani urbanistici efficaci. Come ben chiarisce Giuliana Bandinelli nel suo saggio Piccola storia dell'abitazione in Europa, «le città si sono estese intorno al centro storico, "a macchia d'olio", ossia senza una direzione programmata e in maniera disordinata, per effetto della speculazione sulle aree fabbricabili. Si moltiplicano così le squallide periferie povere di servizi sociali, di scuole, di verde, mentre il centro viene sistematicamente distrutto».[1]

(Hotel Fuenti, Vietri sul mare. Uno dei più noti esempi di "ecomostro")
(nella foto in alto: Incisione di Gustave Doré che riproduce uno slum londinese)
[1] Giuliana Bandinelli, Piccola storia dell'abitazione in Europa, in La Ricerca. Enciclopedia monografica Loescher, Loescher Editore, Torino, 1965
Autore
Dott.ssa Serena Casu


















