Pobble House: la casa vacanze autosufficiente energeticamente
La Pobble House è una casa vacanze costruita nella regione del Kent dallo studio Guy Hollaway. Realizzata con materiali sostenibili e dotata di impianti per lo sfruttamento delle rinnovabili, è un edificio autosufficiente energeticamente.
Si chiama Pobble House, l'interessante residenza estiva progettata dall'architetto Guy Hollaway, dell'omonimo studio di design. Il suo nome particolare deriva dalla parola "pebble" e si riferisce ai ciottoli tipici della zona in cui sorge: la spiaggia di Dungeness, nella regione del Kent.
L'abitazione si presenta con un aspetto accattivante e perfettamente armonizzato sia all'ambiente che alle case circostanti, in quanto la sua struttura e i materiali impiegati traggono ispirazione dall'architettura locale, caratterizzata dagli alloggi dei pescatori disseminati sulle coste accidentate. Un sito desertico e vincolato da rigide e severe norme urbanistiche, poiché è stato nominato Riserva Naturalistica Nazionale. Dunque, in base alla regolamentazione vigente, ogni nuova struttura deve sorgere necessariamente al posto di una già esistente, mantenendo le stesse dimensioni e la stessa forma.
(L'esterno della casa)
Per queste ragioni, la Pobble House si sviluppa tutta in un unico piano e in lunghezza. Ossia, è composta da una serie di blocchi disposti l'uno di seguito all'altro e collegati tra di loro. In particolare, un volume confluisce in quello successivo attraverso un suggestivo corridoio di vetro, che sembra fondersi al deserto.
Il rivestimento esterno, dalle mura, alla terrazza, al tetto è composto da una miscela di tavole in legno di larice, pannelli in fibra di cemento e da una maglia in acciaio Corten. Materiali ideali per conferire alla struttura un'estetica antica, mimetizzata al territorio e rievocante le case tipiche del Kent. Più nello specifico, queste tre diverse finiture, sono suddivise in ogni singolo blocco (in tutto sono tre) e nello sceglierle gli architetti hanno tenuto conto delle mutazioni cromatiche che subiranno nel corso del tempo per via dei fenomeni atmosferici.
(I tre blocchi della casa)
Quindi, il larice è usato per la cucina, la sala da pranzo e il salone, organizzati in un open-space. La maglia di acciaio interessa la parte dello studio, caratterizzata da grandi vetrate, mentre il cemento va a definire la zona notte, posizionata a nord.
Allo scopo di ridurre al minimo l'impatto ambientale, la struttura si trova in una posizione sopraelevata di circa mezzo metro, grazie all'ausilio di fondazioni puntiformi. Ciò ha permesso ai progettisti di creare, a sud, una terrazza dove gli inquilini possono prendere il sole, rilassarsi o mangiare all'aperto. In particolare, durante la stagione calda, aprendo tutte le finestre, questa piattaforma crea un continuum tra l'interno e l'esterno, come se non ci fosse alcuna separazione tra l'uno e l'altro.
(La terrazza)
La Pobble House trovandosi in una zona impervia, non poteva essere connessa agevolmente alla rete elettrica pubblica. Di conseguenza, è un edificio autosufficiente energeticamente. L'impianto fotovoltaico, collocato nella zona piana del tetto, fornisce l'energia per il sistema di riscaldamento a pavimento e per l'illuminazione dell'intera casa.
Un altro elemento da tenere in considerazione è lo strato di gomma impermeabilizzante che va a ricoprire l'abitazione. Grazie ad esso, l'acqua piovana scorre al suo interno e confluisce sul terreno, al di sotto della casa.
(La zona living)
I vari accorgimenti impiegati e i materiali rendono la Pobble House sicura e resistente al clima particolarmente rigido della zona.
L'arredamento scelto è minimalista e moderno, con una cucina a vista di colore bianco e mobili colorati, come i sofà, che risaltano anche sul biancore delle pareti. La presenza delle finestre molto ampie dona ad ogni zona luce naturale e consente al deserto del Kent di fare da cornice agli interni.
(La cucina a vista)
La Pobble House, in ultima analisi, si definisce come una casa dall'aspetto artigianale ma contemporanea negli elementi di arredo e nelle tecnologie impiegate, tutte volte alla sostenibilità.
Fonti
Architettura Ecosostenibile
Dezeen Magazine
Foto
Dezeen Magazine
Autore
Dott.ssa Elisabetta Rossi



