Tra verità e desiderio: la bioplastica è davvero biodegradabile?
Tra scetticismo ed entusiasmo.
Nel 2010 si diffuse la notizia che una famosa azienda di acqua minerale italiana aveva realizzato la prima bottiglia con una plastica non derivata da petrolio, la prima bottiglia di plastica biodegradabile. Da subito la notizia suscitò molto interesse, curiosità ed una buona dose di scetticismo. Questo risultato fu determinante per aprire la strada a nuove sperimentazioni e ricerche che a loro volta hanno poi permesso l'affermarsi di un nuovo materiale: la bio-plastica.
(Esempi di impieghi quotidiani della bioplastica)
Nonostante i molteplici impieghi, soprattutto nella realizzazione di contenitori di bibite e alimenti, si sono aperti numerosi dibattiti sulla sua utilità, sul fatto che si tratti veramente di un materiale biodegradabile al 100%. Per evitare fraintendimenti occorre, quindi, fare chiarezza dando una definizione esaustiva su parte dei termini utilizzati.
DEFINIZIONI
La plastica tradizionale, o sintetica, è prodotta da derivati del petrolio a bassi costi economici. Cominciamo con il precisare che la plastica è una realtà plurale, per questo motivo è più corretto parlare di "materie plastiche", perché sono composte da polimeri sintetizzati artificialmente, ciascuno con proprie caratteristiche, proprietà e campi di applicazione. Proprio questi elementi rendono tali materiali non biodegradabili, in quanto la loro struttura è artificiale, non è disponibile in natura. La plastica, seppur materiale molto utilizzato per più di due secoli, oggi con il diffondersi e il radicarsi del senso di responsabilità ambientale, sta diventando un problema di difficile soluzione.
Le sue caratteristiche e quegli elementi che per due secoli sono stati i suoi punti di forza, durata e resistenza, adesso invece sono considerati sfavorevolmente. Questo perché sono proprio loro ad avere un impatto negativo sull'ambiente, pensiamo solo ad una busta di plastica lasciata galleggiare nel mare che resiste all'attacco di qualsiasi batterio per secoli o ad una bottiglia di plastica che necessita di 400 anni per decomporsi. E non ultimo di importanza, sono richiesti costi elevati per il trattamento dei rifiuti in questo materiale per essere riciclati e trasformati in nuove plastiche. Sicuramente l'idea di produrre un nuovo tipo di plastica, partendo dagli scarti vegetali, elimina la produzione di materiali polimerici derivanti dal petrolio: in questo caso si parla di bioplastica, materiale di origine vegetale con caratteristiche meccaniche e fisiche pressoché identiche alla normale plastica petrolifera in termini di leggerezza e resistenza.
La bioplastica è, quindi, ricavata da materiale organico come mais, frumento, barbabietola e ha il pregio di essere biodegradabile, ossia di "scomparire" letteralmente sotto l'azione degli agenti naturali presenti nella terra o nell'atmosfera entro pochi mesi. La biodegradabilità è legata, infatti, alla struttura chimica della materia plastica.

( Tabella con alcuni esempi di tempi di biodegradazione)
Questo dato è molto importante, perché significa che gli imballaggi in plastica non sono tutti uguali, soprattutto oggi con l'avvento delle bioplastiche. Bisogna, quindi, imparare a riconoscerli in modo da smaltirli nel modo corretto.
PLASTICA BIODEGRADABILE E PLASTICA COMPOSTABILE
Abbiamo visto che la biodegradabilità riguarda, essenzialmente, il processo di scomposizione di determinati materiali plastici in composti chimici semplici per azione di agenti biofisici naturali come batteri, luce solare, umidità ed altri agenti. Il risultato di questo processo sono molecole sempre più piccole, che << entrano in un processo metabolico cellulare, generando energia e trasformandosi in anidride carbonica, biomassa e altri prodotti di base della decomposizione biotica. Questi prodotti non sono tossici e si trovano normalmente in natura e negli organismi viventi>>. La bioplastica, quindi, si dissolve senza lasciare residui inquinanti ed in base alla composizione chimica il tempo necessario alla scomparsa può variare da pochi giorni a 4-5 anni.
Esistono poi le plastiche biodegradabili e compostabili, cioè materiali che possiedono una biodegradazione molto elevata, pari al 90%, si riducono in frammenti non più grandi di 2 mm ed infine tutto il processo deve avvenire in meno di sei mesi. Il prodotto così ottenuto, compost, è un ottimo fertilizzante, molto usato in agricoltura.

(Processo di compostaggio classico)
Però, per essere sicuri che non si formino sostanze tossiche durante la scomposizione, il compost finale, viene sottoposto ad un test eco-tossicologico in cui si misura i suoi eventuali effetti sulla crescita delle piante.
Trattandosi di un argomento delicato per le implicazioni sociali ed economiche, ci sono delle normative piuttosto precise sui materiali o i prodotti compostabili, le norme ne stabiliscono anche la caratteristiche.
Si stabilisce che questi prodotti:
In ultimo deve essere dimostrata anche la disintegrazione, che è la manifestazione visiva della biodegradazione. L'esempio più conosciuto di plastica compostabileil Mater-Bi, definito la plastica ecologicamente corretta. Il Mater-Bi è un polimero ricavato dal mais, il cui brevetto è di proprietà della Novamont di Novara, che si presenta in forma di granello e può essere lavorato per produrre prodotti bioplastici dalle caratteristiche quasi equivalenti alle plastiche tradizionali, ma al tempo stesso perfettamente biodegradabili e compostabili. Infatti, i prodotti in Mater-Bi dopo l'uso si biodegradano mediamente nel tempo di un ciclo di compostaggio.
(Esempi di potenziali applicazioni del Mater Bi ed altri materiali simili)
Il successo di questo materiale è legato ad un evento di rilevanza mondiale, le Olimpiadi di Sydney, dove il comitato organizzatore dei Giochi utilizzò per il catering di atleti e pubblico solo piatti e contenitori realizzati con questo materiale. Da allora questo particolare materiale è stato utilizzato per realizzare tanti oggetti, da quelli dedicati allo svago, come le palline da golf che si sciolgono in acqua, ad oggetti più pratici e di uso comune come le posate, le retine per la frutta, i contenitori di carta, i sacchetti biodegradabili ed i pneumatici.
PRO E CONTRO DELLE BIOPLASTICHE
Sicuramente dal punto di vista ambientale le bioplastiche presentano diversi vantaggi:
Non mancano però gli svantaggi: infatti le bioplastiche, per quanto meno dannose per l'ambiente, non sono innocue del tutto e comunque non sono per ora in grado di rimpiazzare tutti i tipi di plastiche derivate dal petrolio (come PET, PP, PE...). Inoltre, mentre per i materiali classici le raccolte differenziate sono attive praticamente in tutta Italia, il compostaggio non è ovunque attivo. Riciclabile e compostabile vogliono solo dire che l'operazione è possibile, non che venga fatta nella realtà.
Quindi affermare in modo categorico che la bioplastica in generale è biodegradabile e/o compostabile non è del tutto corretto. Sicuramente la ricerca e la sperimentazione raggiungeranno, magari anche in tempi piuttosto brevi, l'obiettivo di creare delle bio-plastiche biodegradabili computabili al 100%.
Autore
Dott.ssa Laura Giovannetti



