Endesa Pavillon: un nuovo modo di concepire le forme
Un progetto innovativo di architettura efficiente e funzionale, dalle forme uniche e originali.
Dieter Rams è un personaggio molto conosciuto da designer e architetti, perché ha tracciato le linee guida per progettare in modo efficace trasformando il concetto stesso di design. A questi principi e particolarmente al punto 9 - Un buon design si preoccupa dell'ambiente - si sarà probabilmente ispirato Rodrigo Rubio, docente presso lo IAAC (Institute for Advanced architecture of Catalogna) per la progettazione dell'innovativo e particolare, Endesa Pavillon di Barcellona, situato presso la Banchina del Porto Olimpico della città catalana.

(Endesa Pavillon, panorama esterno)
Si tratta di un progetto di edificio in cui il design si impegna a << contribuire al benessere dell'ambiente e delle sue materie prime. Questo significa non soltanto considerare l'inquinamento, ma anche ciò che l'inquinamento produce a livello umano ed ambientale>>, come spiega il suo ideatore. Vediamo come.
IL PROGETTO
Questo edificio è nato dalla collaborazione tra IAAC e Endesa, la principale società elettrica spagnola, in occasione della Smart City Expo World Congress, svoltosi a Barcellona nel 2012. Alla base del progetto c'è l'idea di utilizzare l'architettura e le sue opere in modo intelligente, ad esempio pensando e costruendo edifici visti come strumenti per ridurre il consumo di energia perché realizzati in modo da essere energicamente autosufficienti e autonomi e da risparmiare però senza dimenticare il comfort. E fino a qui niente di innovativo, perché se da un lato per raggiungere l'obiettivo basterebbe l'installazione di pannelli solari, dall'altro è un percorso che è già stato avviato in molte parti del mondo.
L'originalità del progetto si trova, invece, nell'aver studiato forma e dimensioni dell'edificio partendo dalla sua funzione, dai risultati eco-compatibili che si vogliono ottenere piuttosto che dall'estetica.
La sua funzione, luogo e clima, le condizioni di comfort che si desidera garantire internamente sono quindi stati i fattori determinanti per pensare la forma da attribuire all'involucro, tanto che la facciata frastagliata e irregolare, l'involucro di legno, le vetrate alternate ai pannelli solari dell'Endesa Pavillon, sarebbero non solo sorprendenti, ma non avrebbero davvero senso altrove. Si tratta di un esempio di fusione tra architettura e sostenibilità, perché la struttura è pensata e nasce già "green", non lo diventa successivamente a progetto finito.

(Assonometria del progetto)
Punto di partenza, quindi, lo studio del luogo di realizzazione e più precisamente l'analisi del percorso del sole durante l'arco della giornata, in diversi momenti dell'anno in quel preciso punto, il Porto Olimpico di Barcellona.
Dati e numeri delle diverse tipologie di rilevazioni, sono stati successivamente inseriti in un software di elaborazione che ha aiutato a determinare la dimensione ottimale e la forma di ogni modulo da utilizzare sulla parte esterna del Padiglione.
La scelta del materiale da utilizzare per la realizzazione dei moduli è il legno un materiale naturale, riciclabile e bio-degradabile con numerosi vantaggi: è isolante, ha ottime proprietà statiche, resiste al fuoco… Il risultato è una struttura in legno intimamente connessa con l'ambiente circostante.
Per renderla poi energicamente autosufficiente, la forma dell'Endesa Pavillon è stata pensata per massimizzare l'esposizione al sole di ogni sua porzione, e grazie alle indicazioni elaborate dal software << ogni modulo è adattato alla sua posizione specifica in relazione al percorso del Sole>>, spiega Rubio. Più analizziamo i dettagli, più il progetto risulta intelligente e si capisce che niente è lasciato al caso, infatti i I moduli in legno che costituiscono la facciata e ne connotano l'aspetto "spigoloso" funzionano non solo da filtri solari, ma anche da supporto per i pannelli fotovoltaici. Anche la forma dei moduli è frutto di un'attenta progettazione che segue parametri matematici precisi, che permettono di assicurare una corretta esposizione per un apporto costante di energia elettrica. Profondità ed angolazioni hanno avuto un ruolo determinante. Facciamo un esempio, i moduli angolari riducono il passaggio all'interno dell'edificio della luce abbagliante del sole estivo, ma la lasciano entrare durante l'inverno. Inoltre, ogni "mattone solare" irregolare sulla facciata meridionale del padiglione è dotato di un pannello fotovoltaico ed è posizionato non solo per raccogliere la quantità ottimale di luce solare, ma anche per controllare la quantità di luce che entra nell'edificio, a seconda della stagione. Mentre i moduli vuoti ospitano le lampade che illuminano il Padiglione di notte.
Il volume dell'Endesa Pavillion si sviluppa longitudinalmente lungo l'asse nord-ovest/sud-est ed ognuna delle quattro facciate è stata progettata in base a questo orientamento. Quindi si può dire che la disposizione dei moduli in legno e la forma dell'involucro nel suo complesso, determinata matematicamente, favorisce la captazione solare, l'illuminazione, la ventilazione, l'isolamento e l'ombreggiatura. Al suo interno, l'impiego di mattoni solari aggettanti (sporgenti) serve a creare spazi vuoti utilizzati per l'accumulo di energia, in questo modo l'intera superficie di 1.658 metri quadrati rimane sgombra e utilizzabile per qualsiasi attività.

(Interno della struttura)
Inoltre l'utilizzo di un software per determinare i singoli elementi che compongono l'involucro, fa si che questo tipo di edifici sono adattabili e quindi realizzabili in qualsiasi ambiente e a qualsiasi latitudine. Ovviamente cambiando località e i dati, il risultato sarà differente in termini di rapporto tra superficie trasparente/opaca, di quantità di moduli FV, di forma delle facciate, di quantità di isolamento termico e sistemi di aperture, ecc…quindi di forma.
TEMPI DI REALIZZAZIONE
Un altro aspetto importante è che la struttura è stata interamente prodotta su misura da una fabbrica spagnola in sole tre settimane. Un tempo così breve di realizzazioni dei diversi moduli, pur con forma e dimensione diverse, è stato possibile grazie al software che come spiega Rubio è in grado di fornire l'input per la stampa in 3D dei pezzi prefabbricati, ovvero può dare indicazione della maschera da ritagliare direttamente alla macchina. In questo modo il livello di precisione è decisamente alto e i tempi di lavoro e di realizzazione dei componenti si sono ridotti, così come gli sprechi.
Poi una volta arrivati in cantiere i moduli sono stati assemblati in una settimana, e nelle due settimane successive sono stati montati i pannelli fotovoltaici, gli impianti, i serramenti, e tutte le finiture, per una durata complessiva di 3 settimane.

(Il cantiere: fase di scarico e assemblaggio componenti)
L'edificio, oltre ad essere originale nella forma, è anche autosufficiente energeticamente ed arriva a produrre oltre il proprio fabbisogno: 120 kWh/giorno contro i 20 kWh/giorno di cui necessita anche durante i giorni più caldi, quando è usato un sistema di climatizzazione con pompa di calore. Basti pensare che proprio sul retro dell'edificio è stata posizionata una colonna per ricaricare le auto elettriche, alimentata grazie all'energia prodotta in eccesso dall'impianto fotovoltaico.
Si può dire, quindi, che Rubio abbia aperto la strada ad diverso modo di pensare ad un'architettura green o sostenibile e stia portando una rivoluzione nell'edilizia prefabbricata: l'uso di un software per determinare in maniera matematica tutte le caratteristiche dei moduli da assemblare e, al tempo stesso, in grado di dare l'input per una stampa degli stessi in 3D.
Non c'è che dire, davvero un notevole passo avanti per l'integrazione e la completa fusione tra architettura, tecnologia e rispetto dell'ambiente.
Autore
Dott.ssa Laura Giovannetti



