Stampa di edifici in 3D: futuro o fantasia?
Ripercorriamo i passi della tecnologia di stampa in 3D, dalla nascita alla sua sperimentazione nel campo edilizio attraverso esperimenti avvenuti in diversi paesi.
La tecnologia di stampa in 3D nasce nel 1986 dall'intuizione di Charles Hull, ingegnere statunitense, il quale per primo ha creduto possibile un nuovo metodo per la costruzione di oggetti tridimensionali. Questo processo, chiamato stereolitografia, ha inizio con la progettazione virtuale dell'oggetto attraverso un particolare software. Il programma fornisce poi alla stampante la mappatura dell'oggetto e le coordinate per la stesura degli strati di resina, o altro polimero, indurito da raggi ultravioletti.
La stampa 3D è in espansione in diversi settori, nei quali spesso rende l'intero processo produttivo più semplice ed economico. Ad esempio, in campo medico la nuova tecnica permette di ricostruire organi o singole parti del corpo, ed il suo impiego negli altri settori è in crescita.
Una stampante 3D in funzione: da "freelance 3d lab"
Impiego in campo edilizio: Questa tecnologia è veramente applicabile all'edilizia? Le case del futuro saranno stampate?
Per rispondere a queste domande analizziamo gli esperimenti avvenuti in Olanda ed in Cina:
Ad Amsterdam lo studio di Architettura DUS ha lanciato un progetto, della durata di tre anni, che prevede la costruzione di un edificio formato da sezioni in plastica riempite di materiale espanso. Lo scopo del progetto è quello di sperimentare la nuova tecnologia, cambiando anche più volte parti dell'edificio, al fine di trovare materiali alternativi a quelli già impiegati nel settore.
La società cinese Winsun New Materials ha stampato 10 strutture adibite ad uffici in 24 ore. In questo caso il materiale usato per la costruzione degli edifici è simile al cemento, e le dichiarazioni più sorprendenti rilasciate dagli addetti ai lavori sono in riferimento all'ecosostenibilità e al risparmio economico. Infatti è stato utilizzato materiale riciclato, la nuova tecnica non crea materie di scarto ed il costo delle singole case oscilla tra i 4000 ed i 5000 dollari.
In California, presso la University of Southern California, il professor Behrokh Khoshnevis iraniano ma residente nel paese dal 1974, studia da tempo le tecniche di costruzione tramite stampanti 3D e assicura che si arriverà a costruire edifici direttamente sul posto in 24 ore, riducendo se non addirittura eliminando i consumi e le spese dovute ai trasporti dei materiali ed al lavoro umano, esclusi i piccoli interventi concernenti gli impianti e gli infissi. Come se non bastasse, queste costruzioni di ultima generazione sembrano essere più resistenti di quelle costruite con le tecniche attualmente in uso, e costituirebbero, in particolari casi di emergenza abitativa dovuti a calamità naturali, un rimedio veloce ed efficiente alla crisi.

(Ricostruzione di una stampante di edifici al lavoro direttamente sul luogo)
Evidentemente quello della stampa in 3D è un settore in sperimentazione, soprattutto nel campo edilizio. Sulla base di quanto detto finora esistono diversi dubbi sulla completa applicabilità di questa tecnologia e sulla sua convenienza:
In primo luogo non è scontato che la riduzione del costo di un'opera sia un fattore positivo per il paese e per la sua economia, soprattutto se, come in questo caso, è dovuto alla riduzione o l'eliminazione del lavoro che orbita intorno all'edilizia. Inoltre questa nuova tecnica esclude l'uso di diversi materiali con cui invece è possibile produrre prefabbricati di qualità e rispondenti alle diverse esigenze. Il legno, per esempio, è un buon isolante termico, acustico, elettrico e possiede altre caratteristiche quali il basso peso specifico, la resistenza alla trazione e alla compressione importantissime in caso di terremoto.
Autore
Emiliano Salamone




















