Bioedilizia e materiali naturali: quali usare?

Sughero e canapa sono solo due dei principali materiali utilizzati in bioedilizia. A questi si aggiungono anche la fibra di cocco, ad esempio, per una modalità di costruzione rispettosa dell'ambiente e comunque sempre d'alta resa.


Bioedilizia, green building, architettura sostenibile. Tutti sinonimi per indicare quell'insieme di accorgimenti che permettono di realizzare costruzioni a basso impatto ambientale, in grado comunque di garantire comfort e benessere. Già, ma nella concretezza che cosa vuol dire?

 Vuol dire utilizzare tutta un serie di materiali naturali, recuperati, riciclati o risparmiati, senza spreco energetico. Un esempio è sicuramente il tappo di sughero. Viene usato, perché il sughero, che deriva dall'omonima specie di quercia e si trova specialmente in Tosca, Sardegna e Sicilia, è un ottimo isolante termico, resistente e inalterabile nel tempo, inattaccabile dalle muffe. Addirittura, nel trevigiano, un'azienda specializzata in bioedilizia (la "Amorim Cork Italia) ha stretto un accordo con una locale onlus ("Oltre il labirinto") per acquistare da quest'ultima i tappi raccolti, aiutando così l'associazione nelle sue attività.

 Utilizzo del sughero in bioedilizia

(Il sughero, in bioedilizia, viene utilizzato per isolare termicamente gli edifici)

Ma il sughero, non è l'unico prodotto naturale che si può utilizzare in bioedilizia: lo è anche la canapa, fibra vegetale. Oltre a essere di facile coltivazione, la canapa è vantaggiosa perché "carbon negative", ovvero è un materiale che sintetizzando il carbonio, riduce le emissioni CO2 e quindi è in grado di rendere gli ambienti più salubri. In edilizia, può essere impiegata a partire dalla muratura, nella costruzione di blocchetti o per getti, ma anche nella realizzazione di finiture ed intonaci. Tra i vantaggi, sia all'esterno che all'interno, un ottimo isolamento termico-acustico, la grande resistenza al fuoco, la protezione da insetti e, non da ultimo, la capacità di rendere più salutare la propria casa.

Anche la fibra in cocco è un materiale naturale molto usato in architettura sostenibile. Ricavata ovviamente dalla noce di cocco ed in particolare dalla buccia, è inattaccabile da insetti e batteri e si conserva inalterata nel tempo. Non soltanto: isola dai campi elettromagnetici, più volte al centro del dibattito per la loro presunta pericolosità per la salute umana. 

La fibra in cocco viene ricavata dalla noce

(Un isolante in fibra di cocco serve anche per isolare dai campi elettromagnetici) 


L'igroscopicità, ovvero la capacità di una sostanza di assorbire l'umidità, è invece tipica della fibra di legno. Proprio per questo motivo è molto utilizzato come isolante nelle pareti esterne, grazie anche alla sua elevata resistenza ai funghi e alle muffe. Oltre a garantire un isolamento termico, è in grado di assicurare anche un buon grado di insonorizzazione.

 

La lana di cellulosa, quella che si ottiene dal riciclo della carta di giornale, è anch'essa in grado di assorbire l'umidità e allo stesso tempo garantire la fuga di parassiti e funghi. Soprattutto per il primo motivo, quindi, viene utilizzata per isolare i tetti. In commercio, la si trova spesso sotto forma di fiocchi, i quali vengono trattati con l'acido borico (acido debole). 

 Lana di cellulosa per isolare i tetti

(La lana di cellulosa, attraverso un apposito tubo d'aria, viene letteralmente sparata nei tetti per isolare)

 

Come sempre comunque, occorre assicurarsi che i materiali utilizzati siano ad hoc e quindi conformi alla normativa. Tra le certificazioni italiane più importanti c'è quella rilasciata dall'Icea, Istituto per la Certificazione Etica ed Ambientale. Tra i prodotti non ammessi, ad esempio, quelli di "origine agricola ottenuti o alterati dall'uso di Organismi Geneticamente Modificati (Ogm)", ma anche quelli "per la difesa delle colture agricole che siano proibiti in Europa".

Autore

Dott.ssa Giulia Scatolero

Visualizza l'elenco dei principali articoli